Un Paese per un millennio di Storia
Selci piccolo comune della provincia di Rieti si erge nel cuore della Bassa Sabina, a 2 Km dal Santuario della Madonna di Vescovio  (Forum Novum dal II secolo a.C.  crocevia commerciale di un indiscussa importanza e sede dell’Episcopato dello Comune di SelciStato Pontificio). Si sviluppa su un territorio di 7,76 Kmq ed è composto da un insieme di agglomerati rurali sparsi su colline che prendono  il nome dalla caratteristica dei luoghi.Alcuni esempi:  “Contra” (Contrada), “Rusciano” (Ruscello) “Aurano” (Aurea) collina del grano, “Pantano”  terreno fangoso, ecc. Le prospere colline  fanno da corona ed impreziosiscono il corpo urbano centrale arroccato sulla cima di un’altura (Mt. 204 s.l.m.) dove si erge il centro storico.Ogni collina rappresenta uno spaccato di tradizione rurale tipica del luogo. Ancora oggi possiamo ritrovare i sapori, i profumi e i colori dei prodotti naturali e genuini che fanno di questo paese la ricchezza e il fiore all’occhiello di tutto il circondario.Percorrendo il saliscendi del paesaggio collinare circostante è facile perdere ogni riferimento con il tempo moderno contemporaneo.  Sembra che le lancette dell’orologio rallentino allontanando così le ansie e lo stress delle grandi città. Nonostante l’adattamento ai tempi delle nuove generazioni, Selci riesce a mantenere vivo nei suoi abitanti: “l’amore per la terra”, questo è il segreto dei Selciani per rinnovare ogni giorno l’orgoglio delle proprie origini. La sua ottima esposizione e il clima mite favoriscono la coltivazione di vigneti e uliveti, testimonianza di una continuità con il passato. Sin dai primi insediamenti risalenti all’epoca romana queste colture hanno fruttato grandi quantità di vini ed oli d’indiscutibile qualità che venivano poi commerciati nei pressi di Forum Novum.  Attualmente Selci è tra i maggiori produttori di olio della Sabina e può fregiarsi del marchio D.O.C. L’allevamento degli ovini, bovini, e suini è largamente diffuso ancora oggi. Fin dalle antiche “contradum” gli animali erano fondamentali per l’impiego nei lavori agricoli, per il trasporto e per il sostentamento alimentare.Vicolo Selci Con il passare dei secoli, l’allevamento degli animali si è diffuso soprattutto per uso domestico. Nell’ultimo secolo i Selciani hanno intensificato l’allevamento dei suini. Il maiale dal II dopoguerra, dove la povertà si faceva sentire per la perdita di opportunità lavorative,  significò ricchezza e fonte di guadagno. I Selciani iniziarono a produrre con un’attenta e accurata lavorazione delle carni: salumi e insaccati di qualità. Ma solo un prodotto suino è diventato il più tipico del paese la: “Porchetta”. La porchetta Selciana è il risultato di un'esperienza che si è tramandata di generazione in generazione con una professionalità estesa a tutta la categoria. Indiscutibilmente e inconfondibilmente la porchetta Selciana per l’accurata preparazione artigianale e la caratteristica cottura è un prodotto tipico di qualità eccellente. Anche se negli ultimi 40 anni il paese ha subito da parte dei suoi abitanti alla ricerca di lavoro, il fenomeno dell’emigrazione verso le grandi città, Selci non ha mai perso o dimenticato le proprie tradizioni, mantenute  vive dagli anziani del luogo. E’ con molta soddisfazione che oggi assistiamo al fenomeno inverso: al ritorno di persone che scappano dalle grandi città verso un luogo dove ancora è possibile “ vivere”!

La Storia
La fondazione di Selci è conseguente alle invasioni barbariche e saracene dei secoli VII-IX,  prende questo nome perché nei pressi scorreva la strada romana lastricata con grossi basoli di selce nera (silice). A poco a poco l’abitato fu fortificato con mura e l’agglomerato urbano divenne castrum (castello). In seguito ai mutamenti sociali il castello divenne Comune. Quando la Chiesa di Roma s' impossessò di tutte le castellanie di tutta la Sabina anche gli homines di Selci giurarono sudditanza alla Santa Sede. A cavallo dei secoli XIII e XIV  la gestione di vari castelli del nostro territorio era affidata ai Sant’Eustachio ed a Riccardo di Pietro Iaquinti. Nel 1510 Riccardo Iaquinti e Tebaldo di Sant’Eustachio si contesero la podesteria di Selci. Dopo varie persecuzioni nei confronti dei Silicenses, intervenne il Vicario del Rettore per porre fine alla disputa. In seguito allo spostamento della Curia Papale da Roma ad Avignone Selci approfittò della confusione creatasi ribellandosi alla Santa Sede istigata dai Savelli, Orsini e Colonna. Ma nel 1
364 con l’aiuto di Giordano Orsini , il Pontefice ristabilì la sovranità papale e Selci fu nuovamente sottomessa alla Santa Sede. Terminò il regime comunale e si insediarono gli Orsini,  iniziò il periodo delle infeudazioni. Gli Orsini si avvicendarono sino al 1596 quando per la morte di Virginio Orsini, la Reverenda Camera Apostolica vendette il castello ai Cesi.  Degli Orsini in Selci resta, quale prezioso documento storico, lo “Statuto” (1455). Ai Cesi deve attribuirsi la ristrutturazione di quel grandioso gruppo di fabbricati che circondano l’antica torre di Selci (fronte del paese). Con l’emanazione di “Bandi GPorta della Torreenerali” i Cesi integrarono le disposizioni dei feudatari predecessori. Si tratta di un codice civile in favore del ben vivere civile. Fondarono una “Cappellania” nella chiesa di S. Stefano, dove gli abitanti del contado potevano adempiere gli obblighi della religione cristiana senza doversi recare in paese. Nel 1697 Angelo Federico Perdonato Cesi pressato dai debiti fu costretto a vendere il castello di Selci per 4mila scudi a Guido Vaini. Nel 1722 dopo 354 anni di gestione feudale Selci tornava sotto la dipendenza della Chiesa di Roma. Nel XVIII secolo le aspirazioni illuministiche che, dalla Francia, investivano l’intera Europa venivano ignorate dalle popolazioni sabine fino al disastroso turbine scatenatosi a Parigi il 14  luglio 1789 (presa della Bastiglia) che disturbò il loro tranquillo godersi della vita. Infatti, Napoleone assunto il titolo di Imperatore di Francia (1804) divenne Re d’Italia segnando la fine del potere temporale dei Papi.Nel 1815 venne restaurato il nuovo Governo pontificio (9 giugno 1815). Si abolirono tutte le giurisdizioni feudali. In ogni centro fu istituita una Magistratura (Consiglio) con un numero vario di membri (il Gonfaloniere e gli Anziani). Selci tornò ad essere Comune autonomo (4 aprile 1818). Nell’epoca risorgimentale Selci appartenente all’area territoriale di Rieti fu separata dallo Stato Pontificio. Con la proclamazione del Regno d’Italia la provincia sabina fu aggregata a quella umbra con Perugia capoluogo. Compiuta l’Unità d’Italia, con Roma capitale (20 settembre 1870) e la vittoria della I Guerra Mondiale, Mussolini, fondatore del movimento fascista si prepara alla scalata e andò al potere nel 1927. Il governo fascista elevò Rieti a capoluogo di provincia. Selci, che contava 1300 abitanti circa, mantenne la propria autonomia e difese la sua indipendenza. Sin dal secolo XIV, Selci si è retto da sé. Comune povero si, ma laborioso in un'esemplare abitudine al lavoro ed alla produzione.

L’Arte
Nel centro storico superata la porta urbana, a destra troviamo la chiesa parrocchiale dedicata al Santo Salvatore e a sinistra una piazzetta con torre, un tempo rispettivamente “platea palatii Communis e roccha castri”.L’abitato è delimitato tutto intorno da mura le quali, verso est, sono divenute un tutto unico con talune abitazioni di costruzione tardiva. Al circuito murario appartiene un torrione circolare che si trova ai margini dell’abitato, verso nord-ovest, dove anticamente si apriva una porta minore, (posterula). All’interno sopravvivono toponimi che ci ricordano tempi lontani: via del Forno, e via del Palazzetto che convergono verso la torre, mentre all’esterno il percorso che costeggia le mura (via degli Orti) conduce in un’area dove un tempo c’erano appunto gli orti. Purtroppo il paese nell’ultimo secolo ha subito dei veri e propri sconvolgimenti, anche se molte case conservano ancora le murature antiche. Stante le molte trasformazioni, è problematico individuare il primitivo tessuto urbano; tuttavia possiamo affermare che quel massiccio torrione a pianta quadrata, che ancora oggi domina il paese, e la cinta muraria sono le vestigia della prima fortificazione del castrum Silicij

 

 
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